Tappa 05 CMSB: Portixeddu – Piscinas. 19 km e la trappola delle dune: quando il trekking del pelandrone si trasforma in un incubo

Diciannove chilometri. Sulla carta, questa quinta tappa del Cammino Minerario di Santa Barbara sembrava un paradiso per pigri: solo 330 metri di dislivello, praticamente piatta. “Cosa vuoi che sia!”, mi sono detto. Ecco, non cascateci. La Portixeddu-Piscinas si è rivelata una trappola d’alta ingegneria sadica. Quella che doveva essere una tranquilla passeggiata verso il deserto sardo si è trasformata in un’epopea tragicomica dove tutto ciò che poteva andare storto, dal percorso fino al post-trekking, ha deciso di farlo con stile. Se amate il brivido dell’imprevisto e le sfortune fantozziane, questa è la recensione che fa per voi.

La “Scheda Tecnica” (versione Pelandrone)

  • Tempo di percorrenza: 05:31 di cui le ultime due ore passate a chiedersi chi me lo avesse fatto fare.
  • Livello di sudorazione: Disidratazione mistica con principio di pianto spontaneo nell’ultimo tratto.
  • Dislivello: 330 m in salita e 330 m in discesa. I numeri non dicono la verità: camminare sulla sabbia moltiplica la fatica per dieci.

Il Percorso

I primi 14 chilometri scorrono anche abbastanza bene, tra vecchie piste minerarie e il profumo della macchia mediterranea. Ma la vera selezione naturale inizia negli ultimi 5 chilometri sulla spiaggia di Piscinas. Un vero e proprio inferno di sabbia finissima che ti inghiotte le scarpe a ogni passo, alternata a scogli aguzzi che richiedono l’equilibrio di un ballerino del Bolshoi. Le gambe pesano come piombo, il sole scotta e l’orizzonte sembra non avvicinarsi mai. Quel deserto dorato, bellissimo da vedere in foto, da percorrere a piedi dopo ore di cammino diventa il peggior incubo di qualsiasi pelandrone.

La Ricompensa (Inesistente e Tragica)

Di solito in questa sezione vi parlo di panini ignoranti e birre ghiacciate. Stavolta no, oggi parliamo di sopravvivenza. Arrivati a Piscinas stenti e con la lingua felpata, sognando una bionda fresca, abbiamo trovato la sorpresa: sia il bar che il chiosco della spiaggia erano sbarrati e chiusi. Zero assoluto. Trascinandoci come zombie verso l’ostello, abbiamo scoperto che la struttura era totalmente sprovvista di birra. Ma il colpo di grazia doveva ancora arrivare: in piena notte, il boiler della camera ha deciso di cedere, iniziando a perdere litri d’acqua. Risultato? Abbiamo passato la notte in bianco, armati di stracci e secchi, a svuotare la camera dall’allagamento. Altro che recupero muscolare!

Conclusione

Diciannove chilometri, un finale infernale sulla sabbia, niente birra e una notte passata a fare gli idraulici d’emergenza. Tu saresti impazzito al posto mio o avresti preso il primo volo di ritorno? Raccontaci le tue peggiori sfighe da viaggio e seguici su Instagram su @ilpelandrone per ridere delle nostre prossime, faticosissime disavventure!