Da Iglesias a Masua a piedi: 22 km di miniere, mare e preghiere per un’Ichnusa gelata

Ventidue virgola otto chilometri. Sì, hai letto bene. Quando ho visto i dati della prima tappa del Cammino Minerario di Santa Barbara, il mio istinto da pelandrone ha tentato di darsi malato simulando un colpo della strega da divano. Però c’è un però: questa tappa ti porta dal cuore di Iglesias fino al mare pazzesco di Masua, passando tra i resti spettrali e affascinanti delle vecchie miniere. È un’escursione epica, una di quelle dove ti lamenti per il 90% del tempo, ma poi arrivi alla fine, vedi il Pan di Zucchero che spunta dal blu e dimentichi all’istante di non avere più l’uso delle dita dei piedi.

La “Scheda Tecnica” (versione Pelandrone)

  • Tempo di percorrenza: 06:46 a passo “trascinamento della gamba”. Praticamente una giornata lavorativa passata a camminare anziché a guardare meme.
  • Livello di sudorazione: Maglietta di ricambio obbligatoria (anzi, portatene tre, una per ogni crisi mistica). Il sole sardo non perdona i pigri.
  • Dislivello: 540 m in salita e 590 m in discesa. Niente pendenze da alpinisti estremi, ma un continuo saliscendi che metterà a dura prova i polpacci meno allenati.

Il Percorso

Si parte dal centro storico di Iglesias e ci si immerge subito in una Sardegna diversa, fatta di archeologia industriale, vecchi pozzi minerari abbandonati e binari arrugginiti che sembrano usciti da un film d’avventura. La velocità media si attesta sui 3,4 km/h, il ritmo perfetto di chi si ferma a fotografare ogni singola pietra pur di riprendere fiato. Nota dolente per noi amanti del fresco: l’ombra è un lusso d’altri tempi. Si cammina molto sotto il sole tra sterrati e sentieri rocciosi, ma la magia esplode nell’ultimo quarto di percorso, quando la macchia mediterranea finalmente si apre e ti sbatte in faccia il blu del mare di Nebida e Masua. Quel panorama cancella ogni fatica (o quasi).

La Ricompensa (Fondamentale)

Dopo quasi 23 km di cammino, il traguardo a Masua non è solo una meta geografica, è un miraggio mistico. La ricompensa del perfetto pelandrone sardo prevede il parcheggio immediato del corpo sulla sabbia, lo sguardo fisso sul monumentale faraglione di Pan di Zucchero e, soprattutto, una Ichnusa Non Filtrata rigorosamente ghiacciata. Per il cibo vietato fare i raffinati: ci vuole un panino ignorante farcito con salsiccia sarda secca, pecorino locale stagionato (quello che punge la lingua) e magari una fetta di mustela. Se mastichi questo paradiso mentre i piedi si rinfrescano nel mare, capirai che ogni singolo metro di sofferenza ha avuto un senso.

Conclusione

Ce la faresti a sopravvivere a 22 km di cammino sapendo che alla fine c’è il mare sardo e una birra gelata ad aspettarti, o preferisci guardare il Pan di Zucchero direttamente da Google Maps sul divano? Faccelo sapere nei commenti! Corri a dircelo sulla nostra pagina Instagram @escursionipelandrone e raccontaci qual è il tuo rimedio definitivo contro i piedi doloranti dopo una camminata infinita.