Tappa 03 CMSB: Masua – Buggerru. Cronaca di una variante CAI decisamente malsana (e del riscatto da Bora Bora)
Diciassette virgola due chilometri di puro delirio. Devo fare una confessione: l’idea iniziale era quella di seguire il percorso classico, goderci la giornata e arrivare a Buggerru con ancora un briciolo di dignità. E invece no. A un certo punto è scattata l’idea malsana di modificare l’itinerario e imboccare la “Variante CAI”. Risultato? Percorso allungato, pendenze decisamente più faticose e una quantità di imprecazioni che ha spaventato i gabbiani della costa. Se cerchi una tappa dove testare la tua resistenza mentale alla fatica (e alla totale assenza di ombra), complimenti: l’hai trovata. Ma tranquillo, la ricompensa finale curerà ogni trauma.
La “Scheda Tecnica” (versione Pelandrone)
- Tempo di percorrenza: 05:57 a passo “perché ho accettato questa variante?”. Praticamente sei ore di cammino interrotte solo da sguardi persi nel vuoto.
- Livello di sudorazione: Estremo. Una roba epica. Portati un cambio completo, o forse due, perché la deviazione CAI ti farà sudare anche l’anima.
- Dislivello: 630 m in salita e 690 m in discesa. Quella maledetta variante ha aggiunto strappi verticali su roccia che non erano decisamente nei piani di un vero pelandrone.
Il Percorso
Si parte da Masua con le migliori intenzioni, ma la deviazione sulla variante CAI trasforma la passeggiata in una vera e propria sfida di sopravvivenza costiera. La velocità media crolla a 2,9 km/h, il ritmo tipico di chi sta rivalutando tutte le proprie scelte di vita. Il sentiero si inerpica alto sulle falesie calcaree, regalando scorci spettacolari su Canal Grande ma richiedendo una concentrazione massima a causa del fondo sconnesso e roccioso. Non c’è un solo centimetro di ombra, il sole picchia duro e la variante allunga i chilometri proprio quando penseresti di essere quasi arrivato. Il maestrale aiuta a respirare, ma la fatica accumulata sulle gambe è reale. Arrivare a Buggerru dopo questa deviazione ti farà sentire un eroe, o più probabilmente un pazzo da ricovero.
La Ricompensa (Fondamentale)
Dopo sei ore di espiazione dei peccati, l’arrivo a Buggerru esige un risarcimento danni immediato. Abbiamo spento i navigatori, lanciato gli zaini e siamo andati dritti al Ristorante Bora Bora. Qui la fatica si è trasformata istantaneamente in un brutto ricordo. Abbiamo ordinato un banchetto a base di pesce freschissimo da favola e, per dimenticare i chilometri di troppo della variante, abbiamo stappato un sontuoso Carignano del Sulcis. Un rosso del territorio caldo, avvolgente e strutturato che ha saputo sposare divinamente l’audace accostamento con i sapori decisi del mare. Mangiare dell’ottimo pesce con un calice di grande vino in mano, mentre guardi il porto al tramonto, è l’unico motivo per cui non mi sono pentito di quella malsana idea del CAI.
Conclusione
La variante CAI ci ha distrutto le gambe ma ci ha regalato una delle giornate più selvagge di sempre. Tu avresti assecondato questa folle idea di allungare il percorso o saresti rimasto sul sentiero classico per correre prima a tavola? Corri a dircelo sulla nostra pagina Instagram @ilpelandrone, lascia un commento sotto l’ultimo post e raccontaci qual è stata la deviazione più stupida e faticosa che hai mai fatto durante un trekking!
